Il vino italiano in Vietnam Fabio Zacà sales manager nel sud/est asiatico

Abbiamo chiesto al nostro Member Fabio Zacà, sales manager in Vietnam, una riflessione sul mercato e sulla cultura di questa terra nella quale vive da diversi anni.

Il Vietnam è una lingua di terra che parte dalla Cina Meridionale e finisce quasi all’equatore. E’ talmente lungo che tra Nord e Sud sembra passarci più di un confine. Quello che si mangia al nord non si mangia al sud, lo stile del sud non ha niente a che vedere con quello del nord, i legami interpersonali delle persone del sud sono molto diversi da quelli del Nord.

Non è un paese per vecchi! Letteralmente il 56% della popolazione ha meno di 40 anni e il governo sta stimolando la natalità nelle zone a bassa densità abitativa. I due poli, Hanoi al Nord e Ho Chi Minh City al Sud (Saigon per chi ha poca simpatia per il regime comunista) con Da Nang al centro a fare da paciere, sono poli economici, culturali e di gusto.

La cucina non è una cucina che guarda al bilanciamento del sale, bensì al bilanciamento del dolce e l’acido. Per una goccia di aceto o salsa di pesce o gambero, bisogna bilanciare con zucchero o peperoncino. In questo contesto le bevande principali sono i distillati di riso o di frutta locali, la birra (che è la parola vietnamita più cercata su google) di due tipi, quella spillata giornalmente e venduta per 15-20 centesimi al bicchiere oppure le lager imbottigliate.

Quindi il Vino? Il vino si difende come può. Solo l’1% del consumo locale di alcolici riguarda il vino, che è anche tassato all’ingresso perchè considerato bene di lusso e per proteggere la esigua produzione locale nella stupenda cittadina di Da Lat. Se il Vino ricopre l’1% del consume totale di alcolici, come performa il vino italiano? Molto bene ultimamente. Sta prendendo terreno nei confronti del vino Australiano, Cileno e Francese, da tempo dominanti sulla scena locale. Si registra una media di increment del 50% annuo dalla seconda metà degli anni ‘10. Attenzione però, non è la classica trinità del vino italiano all’estero a farla da padrone. Qui ABC (Amarone, Barolo, Chianti) fa fatica. E’ una terra con una peculiarità, il grado alcolico. Quanto più alto è il grado alcolico e quanto più pesante e “barocca” è la bottiglia, tanto meglio il mercato la recepisce.

L’auspicio è che aziende come Tenuta Liliana si facciano avanti senza timore in un mercato giovane che è sicuramente singolare, ma che sta iniziando ad apprezzare la qualità e ad ascoltare le aziende che hanno qualcosa sa dire.

Fabio Zacà

Vino Italiano in Vietnam

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